Trichiana: La storia dell'insegnante pedofilo che ha abusato per 16 anni delle sue alunne e le comunità sconvolte

 

 di Roberta Lerici

Questa è una storia emersa nel 2004, ma che andava avanti da anni. E così, quando oggi ci domandiamo come sia possibile che nessuno si accorga di nulla, soprattutto nei piccoli paesi, abbiamo la risposta: I bambini non parlano o non sono creduti, gli adulti non sanno o se sanno e tacciono. Per parlare di questo, vi racconto la storia del maestro di Trichiana, Vittorio Barp, 68anni, ex maestro elementare ed ex assessore comunale di Trichiana. Denunciato nel 2004 da  tre sue ex alunne che, diventate ormai grandi, hanno parlato per la prima volta tra loro scoprendo di essere state tutte e tre oggetto degli abusi del maestro. Da quel momento, rotto il muro, le denunce sono diventate decine. Il problema è apparso così vasto che per dare una risposta alle vittime è nata l'associazione Dafne, che ha lo scopo di aiutare le vittime del maestro, bisognose magari di terapie psicologiche, o solo di potersi liberare di un peso che hanno tenuto dentro di loro per molti anni. IL maestro,difeso dagli avvocati Antonio Prade e Domenico Carponi Shittar, è oggi un uomo libero, avendo già finito di scontare i 4 anni di reclusione a cui era stato condannato.Già, abusi su almeno 20 alunne dai 4 ai 10 anni, consumati nell'arco di sedici anni tra le aule della scuola e casa sua, e solo 4 anni di carcere dei quali la maggior parte scontati ai domiciliari.

 

Un po' poco, mi pare, per un uomo che lavorava in una scuola, ovvero un'istituzione a cui le famiglie affidano obbligatoriamente i loro figli per un certo numero di anni.

Oggi l'associazione Dafne, oltre a curarsi delle numerosisime vittime,  si occupa anche di prevenzione nelle scuole, ed è questo il modo migliore per trasformare una tragedia in qualcosa di utile. Ho detto spesso, parlando di Rignano, che anche dalle tragedie più grandi si può trarre qualcosa di buono per cercare di superare e andare avanti. Non credo di essere stata compresa. Per questo dedico la storia  del maestro di Trichiana a tutti coloro i quali hanno vissuto un dramma sociale che ha spaccato la comunità, minato i rapporti umani, e polverizzato le certezze. Parlando alle comunità e non alle vittime accertate o presunte, (per le quali bisogna sempre attendere le sentenze), vorrei dire che è possibile metabolizzare, e trasformare il dolore in esperienza  utile a migliorare noi stessi e la società in cui viviamo. Ma bisogna volerlo davvero. 

Di seguito il primo articolo uscito su caso del maestro  e un documento dell'associazione Dafne, in cui emerge come  la società civile e le istituzioni, possono unirsi in progetti utili alla comunità, alle vittime e a coloro che, un giorno, dovessero trovarsi nella loro stessa situazione.

20-10-04 11:48     
Pedofilia, arrestato insegnante in pensione

Sarebbe stato denunciato da una dozzina di vittime che, tra il 1981 ed il 1997, hanno frequentato la scuola elementare di Cavassico Superiore di Trichiana (Belluno). L’ex insegnante avrebbe approfittato delle bambine sia in classe, durante le lezioni, sia nella sua abitazione dove teneva ripetizioni private

BELLUNO - L’insegnante in pensione arrestato ieri dalla Squadra Mobile di Belluno, secondo quanto riferito oggi alla stampa dagli investigatori, sarebbe stato denunciato da almeno una dozzina di vittime che, tra il 1981 ed il 1997, hanno frequentato la scuola elementare di Cavassico Superiore di Trichiana (Belluno).
Tra esse, anche persone che avrebbero riferito di aver subito attenzioni sessuali dal maestro già all’età di cinque anni, quando, cioè, frequentavano le classi cosiddette «primine».
Alcune di esse hanno anche detto di aver dovuto far ricorso, negli anni successivi, all’assistenza di uno psicologo il quale avrebbe rintracciato in tali traumi infantili la causa di disturbi del comportamento sorti in seguito e che avrebbero alterato le normali relazioni sociali ed affettive.
L’uomo, arrestato per disposizione del pm Giovanni Zorzi della Procura della Repubblica di Belluno, sarà sentito nelle prossime ore dal Gip Antonella Coniglio, ma avrebbe già ammesso alcuni degli atti contestati.
Nei racconti delle querelanti emerge, in particolare, come l’ex insegnante avrebbe approfittato delle bambine sia in classe, durante le lezioni, sia nella sua abitazione dove le alunne si recavano per ripetizioni private. Secondo i racconti fatti alla polizia, per poter agire con maggiore tranquillità l’uomo avrebbe anche «invertito» la disposizione dei banchi nella sua aula, piazzando la cattedra alle spalle dei bambini e collocando, a fianco della stessa, un tavolino al quale veniva fatta sedere, di volta in volta, la vittima di turno.
A rompere il muro del silenzio sarebbero state tre ragazze le quali, a molti anni di distanza, scambiandosi alcune memorie dei tempi in cui frequentavano la stessa classe, avrebbero scoperto di non essere state le uniche a subire le perversioni dell’insegnante. Non è ancora stato chiarito se le attenzioni dell’indagato si rivolgessero soltanto agli alunni di sesso femminile mentre si sta valutando l’ipotesi di verificare anche come possa essere stato possibile che, nell’arco di tempo in cui si collocano gli episodi, nessun dirigente scolastico si sia accorto dei comportamenti del maestro.

dal sito dell'associazione DAFNE DI Tirchiana, Belluno

 Nel mese di giugno del 2004 tre ragazze di Trichiana, comune della provincia di Belluno, decidono di denunciare gli abusi subiti da un loro insegnante elementare. Un caso come mille. Le indagini della Questura però porteranno a scoprire una situazione inverosimile: quando il presunto autore dei fatti sarà arrestato , tre mesi dopo,verrà alla luce una vicenda incredibile. Alle tre denunce iniziali se ne sono aggiunte altre decine, di donne che in giovanissima età furono alunne e subirono. Per trent’anni ( i primi casi risalgono al 1975 ) il maestro , adottando strategie più o meno sorprendenti, ha abusato delle sue piccole alunne in classe, nelle stanze dell’edificio scolastico, in casa propria o nelle abitazioni delle bambine a cui dava lezioni private. L’età variava dai 4 anni e mezzo, in su. Nessuna sapeva dell’altra. Ma più di un adulto sapeva. Qualche bambina ne aveva parlato con la mamma e quelle che avevano creduto alla propria figlia avevano chiesto aiuto, ma alle persone sbagliate, che dissuadevano da ricorrere a qualsiasi iniziativa. Una famiglia ha accettato l’accordo tra avvocati che prevedeva un risarcimento in denaro, ma il silenzio sulla storia. Molti sapevano, non solo gente qualsiasi , ma anche persone che rivestivano (alcune ancora oggi) un ruolo istituzionale . L’indifferenza, l’ignoranza, il non essere consapevoli della gravità della vicenda … hanno permesso il perpetrarsi del reato. Quali esperienze, quali vissuti, quali problematiche nella vita di ognuna di queste bambine? Nessuno se ne è preoccupato. L’arresto ha fatto scalpore: il maestro era conosciuto, impegnato socialmente, politicamente, promotore di importanti iniziative culturali, insomma stimato. In paese molti si sono schierati a sua difesa, la denuncia è stata criticata e le motivazioni non accolte. Si è subito aperta la caccia ai nomi delle persone coinvolte e non certo sempre per esprimere solidarietà. La solitudine che ha accompagnato le vittime ora si era fatta più pesante. Molti genitori hanno saputo solo dopo le denunce e sono rimasti schiacciati dai sensi di colpa, dall’incredulità. Non ci sono state iniziative per sostenere psicologicamente le ragazze e i familiari : erano nessuno in una comunità estranea. È nato così un gruppo di auto-aiuto: parlare, sfogarsi, arrabbiarsi, piangere anche, perché no? Il percorso fatto assieme anche con alcuni genitori e con persone solidali, ha condotto ad un esame profondo della loro vicenda, alla valutazione degli esiti della denuncia, e alla consapevolezza di voler evitare simili esperienze ad altri. Ha pian piano preso corpo un documento per chiedere che l’amministrazione e con essa le istituzioni territoriali, si facessero carico della responsabilità di attivare un programma di informazione e prevenzione contro l’abuso. il maltrattamento, la trascuratezza sui minori, ma anche l’uso consapevole di internet contro gli adescamenti informatici e i pericoli del bullismo. Con una lettera aperta, attraverso i quotidiani locali, ma anche girando in paese , parlando con le persone, discutendo, sono state raccolte oltre 400 firme, che sono state successivamente inoltrate al sindaco di Trichiana, ai Presidenti delle ULSS locali, al Questore, al Prefetto, al Presidente della Provincia, al dirigente dell’USP, ecc.. La richiesta è stata finalmente accolta . il gruppo ha steso e proposto un progetto,che prevede interventi nelle scuole , con insegnanti, alunni, genitori, incontri aperti al pubblico. Nasce così il PROGETTO DAFNE ( clicca su progetti), che, messo a punto da un’apposita commissione, ora è in fase di attuazione, grazie soprattutto ai contributi del Ministero della Pubblica Istruzione La temporaneità del progetto ci ha fatto riflettere sull’opportunità di procedere attraverso iniziative di più ampio respiro.

Vorremmo che fosse superata l’occasionalità degli interventi e per raggiungere l’obiettivo è nata l’idea di promuovere una petizione (vai su petizione per aderire).

 

Purtroppo una persona che conoscevo bene lo ha fatto, ed è una notizia di questi giorni.
Vega,
non sai quanta sia la pena e la voglia di mandarlo a quel paese, però è malato e va recuperato. Deve imparare a vivere dinuovo e riguardarsi allo specchio. Ti assicuro che non è più una persona. E non lo sto difendendo, solo non vorrei abbandonarlo, ci si sente molto strani ad aver conosciuto e reputato una brava persona un essere del genere.
Qs problemi sono grandi, non so se sia o no il luogo in cui parlarne ma sono sicuro che bisogna parlarne.


Autore Roberta Lerici-www.bambinicoraggiosi.com 24 marzo 2009

Il presente articolo è riproducibile solo citando fonte e link attivo