Pino La Monica, la Procura: «Su Facebook non ha sgarrato ma ha spiccate tendenze pedofile»

"Copiose acquisizioni investigative"

 Il Riesame di Bologna ha respinto il ricorso del pm Maria Rita Pantani contro la scarcerazione del 35enne Pino La Monica, ma nell’ordinanza il tribunale felsineo non è stato certo tenero nei confronti dell’educatore-attore sotto processo per abusi sessuali su nove ex allieve minorenni e detenzione di materiale pedopornografico.  Argomentando sull’infondatezza del ricorso, il Riesame tratteggia anche la personalità dell’imputato.  

TENDENZA PEDOFILA. «Le copiose acquisizioni investigative - si legge nell’ordinanza - postulano nel prevenuto non un orientamento indiscriminatamente aggressivo in ambito sessuale, prescindente dal sesso e dall’eta dei potenziali bersagli delle sue attenzioni, ma una spiccata tendenza alla pedofilia eterosessuale, manifestantesi, nel concreto, in situazioni nelle quali egli possa abusare di una posizione di autorità rispetto alle parti offese». 

  METODI SUBDOLI. Nel comunicato inviato lunedì alla «Gazzetta» l’avvocato difensore Francesco Miraglia, per chiedere l’intervento del procuratore capo Italo Materia sul comportamento investigativo del pm Maria Rita Pantani («Per il pm il caso La Monica è diventato, purtroppo, un fatto personale, riportando una serie di insuccessi che rendono meno credibile l’impianto accusatorio»), ha citato un ben specifico «passaggio» dell’ordinanza del Riesame. «La Monica non appare come il bruto che si cela all’angolo della via, approfittando, per assalire le vittime a mo’ di agguato, di favorevoli situazioni di tempo e di luogo».  Nel comunicato però non viene citato come prosegue il Riesame nel ragionamento. «Ma, piuttosto, come colui che, con metodi subdoli ed insinuanti, speculando sulla diferenza d’età e sull’ascendente che gli viene dal rapporto didattico, abusa, nelle forme specificate dall’addebito provvisorio, di bambine o ragazzine in età prepubere».  

FACEBOOK. Poi il Riesame è entrato specificatamente nel «nocciolo» del ricorso, cioè sui contatti che La Monica, nonostante il divieto assoluto di comunicare con l’esterno (era agli arresti domiciliari, ndr), avrebbe tenuto con tre ragazzine su Internet, usando lo pseudonimo di Morpho Menelao.  «Può ritenersi provato - prosegue l’ordinanza - che chi utilizzava un proprio profilo su Facebook, sotto lo pseudonimo di “Morpho Menelao” nel periodo di cattività domestica del prevenuto, era effettivamente La Monica, ove si considerino, coordinatamente le seguenti circostanze: una destinataria, nei messaggi, ne ha riconosciuto lo stile; Morpho Menelao ebbe a commentare immagini fotografiche di una rappresentazione teatrale tenutasi a Siracusa nel maggio 2007, di cui La Monica aveva curato la regia; se “Morpho” altro non è che il nome di un genere di lepidotteri ricomprendente farfalle diurne di grandi dimensioni e di bel cromatismo, l’immagine della farfalla simboleggia per l’appunto La Monica, come emerge dalla compulsazione del materiale cartaceo proveniente dal Comitato “Insieme per Pino”); in uno dei messaggi inviata ad una destinataria, si fa espresso riferimento, con parole alate, ma di scarsa efficacia dissimulatoria, alla situazione di cattività del mittente ed alla sorveglianza cui si trova sottoposto».  

RAGAZZINE CONTATTATE. Ma a chi erano rivolti questi contatti sulla Rete? Lo spiega l’organo giudicante bolognese.  «Si è visto che non di bambine o ragazzine impuberi ora si tratta, ma di una maggiorenne, di due 17enni, e, anche nel caso della più giovane, di una ragazza ormai prossima a compiere il 16esimo anno di età, con le quali tutto il pregresso rapporto di insegnamento è peraltro ormai esaurito: si esula dunque decisamente da situazioni riconducibili ai paradigmi di relazioni interpersonali - di stampo pedofilo e sperequate dall’autorità del docente, che di ciò abusa - stigmatizzati dall’imputazione».   NESSUN PERICOLO. Comunque il Riesame di Bologna non riscontra, in tutto ciò, elementi indicativi di pericolosità.  «Pur con la mellifluità che inconfondibilmente lo connota, ma senza tradire, se non a livello dei generici sospetti, indirette velleità di ripresa di iniziative pedofile, La Monica si era limitato sul finire dello scorso anno, a ricercare, ed entro certi limiti attuare, forme di comunicazione elettronica - non concretamente allarmanti nei contenuti - con persone giovani, ma ormai lontane dall’età infantile, con le quali sapeva, o presumeva, di potersi proporre, in virtù del pregresso rapporto di didattica teatrale».  

L’ALLONTANAMENTO. Nel ricorso viene prospettato anche l’allontanamento di La Monica - nel gennaio scorso, quando ancora era agli arresti domiciliari - senza autorizzazione. Ma il Riesame è lapidario.  «Non consta - viene rimarcato - che l’episodio di allontanamento dal domicilio, abbia avuto qualche attinenza, sia pure soltanto sul piano degli intenti, con le tendenze pedofile dell’appellato».

la Gazzetta di Reggio — 18 marzo 2009   pagina 13   sezione: CRONACA