Pino la Monica, uno dei primi articoli


Tre allieve della Val d'Enza: «Pino ci toccava»

 Hanno conosciuto l’educatore-attore Pino La Monica nella scuola media di un paese della Val d’Enza: seguivano le sue lezioni, ora l’accusano di pedofilia. Si tratta di tre ragazzine - con meno di 13 anni - che saranno interrogate, in maggio, nell’ultima tornata di «incidenti probatori». Quanto sarebbe avvenuto nell’istituto scolastico della Val d’Enza si aggiunge ad un quadro accusatorio pesante: undici le denunce contro l’insegnante 35enne per toccamenti vietati. La Monica è in carcere da un mese, respinge fermamente le accuse: ritiene di essere al centro di una suggestione collettiva, causata dall’influenzarsi reciproco fra ragazzine. Anche durante i tre interrogatori di venerdì era incredulo: «Non è vero, perché dice questo?».  «Tutto è stato ricostruito grazie alle puntali domande del giudice Cristina Beretti che ha ben condotto gli interrogatori - sottolineano gli avvocati difensori Vainer Burani e Mario Di Frenna facendo riferimento alle prime tre ragazzine di Correggio sentite venerdì - e i giochi rievocati sono quelli previsti dal protocollo che La Monica aveva presentato alla scuola. Ma tanti particolari non collimano - concludono i due legali - e il nostro assistito non sa darsi delle risposte su questi racconti. L’unica spiegazione è che la suggestione domina in questa vicenda».  La difesa parla anche di un’intera classe che si sarebbe dissociata dal gruppetto di ragazzine accusatrici.  Come è ormai chiaro da diversi giorni, sul caso di La Monica la comunità reggiana si è divisa in due: colpevolisti e innocentisti che non hanno mancato di dire la loro scrivendo ai giornali, mandando e-mail comparse sulla Rete, progettando iniziative (è sorto un Comitato pro Pino).  Da parte sua la procura - le indagini dei carabinieri di Correggio sono coordinate dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani - va avanti per la strada intrapresa e l’impressione è che l’inchiesta non sia molto lontana dall’essere conclusa. Per gli inquirenti non vi sono dubbi: La Monica ha costretto diverse alunne frequentanti le sue lezioni a subire e compiere atti sessuali, sussurrando frasi del tipo «Sei bella», «Sei una bella gnocca», «Ti amo...sei il mio amore».  A tutto ciò si aggiungerebbe il corposo materiale pedopornografico (centinaia di foto) scoperto nel computer dell’insegnante.  Dello stesso parere l’avvocato Marco Scarpati che rappresenta alcune minorenni che si costituiranno parte civile. Il legale non crede alla psicosi collettiva. «La Monica toccava e si faceva toccare - dice Scarpati - e i comportamenti palesemente sessualizzati sono stati tenuti da una persona che confondeva completamente il suo ruolo di educatore partecipando con i ragazzini a giochi altamente erotizzanti».  Le prossime audizioni protette sono in calendario per il 9 maggio sempre nella struttura predisposta dall’Ausl. Successivamente saranno sentite le ultime quattro ragazzine che puntano il dito contro La Monica: tre di loro sono della scuola della Val d’Enza prima citata e sono state individuate dopo una segnalazione giunta in procura in forma anonima.

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