
di Andrea Morrone
Sarà sentita nei prossimi giorni una delle piccole vittime molestate dall'ex bidello di Leverano. Sarà sentita in sede di incidente probatorio una delle piccole vittime di abusi sessuali compiuti da Cosimo Bruno My, il 65enne ex bidello in una scuola materna di Leverano. Le violenze sarebbero state compiute tra gennaio e aprile di quest'anno, periodo in cui My ha prestato servizio, in sostituzione di una collega assente per malattia, come collaboratore scolastico presso l'Istituto comprensivo "Leverano Polo 2" di via Turati.
A far scattare le indagini, a fine marzo scorso, fu la coraggiosa denuncia di una mamma, che si rivolse ai carabinieri riferendo le confessioni ricevute da parte della piccola, che le aveva raccontato di un bidello che la palpeggiava con la scusa di assisterla. My fu arrestato, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Lecce, Antonio Del Coco, il 5 maggio scorso, dopo circa un mese di indagini. A dare una brusca accelerazione all'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, la dottoressa Stefania Mininni, furono le intercettazioni ambientali e le riprese video realizzate all'interno della scuola.

di GIULIO DE SANTIS ROMA - Nel processo sui presunti abusi sessuali avvenuti nella scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio, accanto ai cinque imputati siederà anche il sindaco della cittadina alle porte di Roma. Lo ha stabilito il giudice Mario Frigenti, presidente del collegio giudicante del tribunale di Tivoli, autorizzando la citazione in giudizio del Comune chiesta dall’avvocato Pietro Nicotera, rappresentante di una delle parti civile. Di conseguenza, qualora gli imputati venissero condannati, il comune di Rignano potrebbe dover essere costretto a pagare un consistente risarcimento danni alle 21 parti offese. Gli imputati, accusati di violenze su minori negli anni scolastici 2001-2002 e 2005-2006, sono tre maestre della scuola Olga Rovere, una bidella ed il marito di una delle insegnanti. Diversi i motivi che hanno spinto il legale a chiedere ed ottenere la citazione dell’ente comunale nella veste di responsabile civile.
In primo luogo, secondo il difensore, il Comune, proprietario della scuola, non avrebbe predisposto gli accorgimenti tecnici necessari ad impedire i presunti abusi contestati agli imputati. Inoltre va considerato che, come sottolinea la parte civile, l’identità di alcuni presunti violentatori è ancora ignota. Tra questi potrebbero esserci addetti alle pulizie o alla mensa che dipendono dall’amministrazione comunale, la quale pertanto sarebbe responsabile dei loro comportamenti.

Note di Roberta Lerici
Tra le proposte del Dipartimento Infanzia IDV, vi è quella che a nessun genitore idoneo venga sottratto un figlio per ragioni di indigenza, ma che qualsiasi spesa dello stato (per case famiglia o genitori affidatari) venga trasformata in un sussidio alla madre o al padre che decidono di tenere un figlio o che un figlio lo hanno già, ma che non hanno entrate sufficienti.
Trento. Guadagna 500 euro al mese: il Tribunale le toglie il figlio dopo il parto
La giovane madre in difficoltà aveva chiesto un affido condiviso ma i giudici le hanno portato via il bimbo senza interpellarla TRENTO (20 luglio) - Ha un reddito di 500 euro al mese: troppo poco per mantenere il figlio appena nato. Sarebbe questa motivazione che sta dietro la decisione del Tribunale dei minori di Trento di sottrarre il neonato a una giovane madre in difficoltà economiche subito dopo il parto, in esecuzione di una procedura di adottabilità. Il caso è stato reso noto oggi dallo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Raspadori, consulente tecnico di parte del Tribunale, che in una conferenza stampa ha criticato il meccanismo con cui i giudici dei minori applicano la sospensione della potestà genitoriale.

Pedofilia, il prof ammette: sì sono malato
di Fabio Amendolara
TRICARICO - «Aiutatemi, sono malato». È cominciato così l’interrogatorio di Pietro, 30 anni, di Tricarico, maestro di sostegno alle scuole elementari, arrestato dalla polizia postale due settimane fa con l’accusa di aver abusato dei suoi alunni disabili in una scuola della provincia di Matera e di aver detenuto e scambiato illegalmente fotografie a contenuto pedopornografico. Pietro ha ammesso di aver fotografato due bambini e di aver scambiato quelle foto su internet con pedofili di tutto il mondo.
In un verbale di poche pagine è racchiusa la sua confessione, allegata al fascicolo sulla pedopornografia online su cui sono concentrati i magistrati della Procura della Repubblica di Potenza. Pietro quelle foto le aveva archiviate sul desktop del suo personal computer, in bella vista.
A due cartelle aveva dato il nome di due bambini. La polizia ha scoperto che sono suoi alunni di una scuola della provincia di Matera. Non di Tricarico. Pietro negli ultimi anni ha prestato servizio in diverse scuole elementari. Sempre come insegnante di sostegno. Tra le migliaia di foto che ha acquisito la polizia ce ne sono alcune in sequenza. C’è un uomo senza volto che abusa di un bambino. Quell’uomo, secondo gli investigatori, è Pietro. Hanno riconosciuto l’orologio. Quello che portava al braccio l’uomo nella foto era lo stesso che indossava Pietro il giorno della perquisizione nella sua abitazione.

SENTENZA DI PRIMO GRADO. Nel 2007 una bambina vittima di un abuso nella scuola materna di Pontoglio. L'uomo, evaso tempo fa dai domicliari, si trova già detenuto a Canton Mombello: per il giudice decisive le perizie tecniche effettuate dai medici dell'ospedale di Chiari
Brescia. Quasi tre anni dopo la violenza sessuale è arrivata la condanna: in primo grado, emessa dal giudice Roberto Spanò, che ha condannato un bidello dell'asilo di Pontoglio a scontare otto anni di carcere con un risarcimento provvisionale di 50 mila euro più le spese legali sostenute dalla famiglia della vittima in quasi tre anni di lotta per arrivare ad una sentenza favorevole dopo quanto accaduto alla figlia.
La sentenza, emessa l'altro giorno, è l'ultimo capitolo di una vicenda che affonda le sue radici nel settembre 2007: una bambina della scuola materna pontogliese aveva confidato ai genitori di essere stata violentata all'interno della scuola dal bidello. Una «verità» ammessa a fatica ma che convince i genitori a sporgere denuncia querela accompagnata da una perizia dell'ospedale di Chiari che ammette la violenza sessuale sul corpo della bambina. Determinanti, secondo i medici che hanno effettuato l'esame, gli arrossamenti nella zona genitale, segno inequivocabile di un gesto violento. Forte della perizia medica la famiglia, assistita dall'avvocato bergamasco Manleo Zampetti, fece effettuare anche un esame psicologico sulla bimba con la dottoressa Sara Viola.

tratto dalla tesi di laurea specialistica di Valentina Cisternino Dott.ssa in Psicologia Clinica dello Sviluppo e delle Relazioni
Il termine “setta” ci riporta alla mente l’immagine di Satana, ma il satanismo è solo un piccolo frammento di uno sfaccettato mondo che include nuovi culti, comunità spirituali, movimenti religiosi, magici e new age. Negli ultimi decenni, in tutto il mondo occidentale, si è assistito al proliferare di questi nuovi movimenti che sempre più si presentano come fenomeni destinati a perdurare nel tempo. Molte sono state le spiegazioni formulate al riguardo da psicologi, sociologi e antropologi, i quali hanno evidenziato come le domande dell’ uomo contemporaneo sembrino trovare una risposta nella varietà di riti, credenze e precetti delle nuove spiritualità alternative; una risposta ai bisogni più intimi, e una strada per la ricerca dell’identità.
Le sette, spesso, rappresentano una forma di aiuto, un luogo entro il quale gli individui si sentono accolti e amati, dove possono trovare con facilità un’alternativa all’isolamento e alla carenza affettiva. Molti studi, in particolare l’analisi di Stephen Arteburn “Toxic Faith”[1], hanno evidenziato che gli aderenti a sette distruttive e devianti hanno delle caratteristiche comuni:

di Roberta Lerici
Bisogna rendere obbligatorie le telecamere in tutti gli asili nido e le scuole materne.Non esiste altra soluzione.I bambini del nido hanno da zero a tre anni: quanti di loro sono in grado di spiegare cosa accadeva se la maggior parte non sa neppure parlare? Evidentemente il genitore che ha denunciato per primo ha un bambino più grande che ha saputo raccontare cosa accadeva.Adesso bisogna sperare che questi bambini, con tutti i loro disturbi, vengano presi sul serio.Il caso dell'asilo Cip e Ciop non è il solo, e questo lo sapevamo benissimo.A me, ad esempio, si sono rivolti alcuni genitori di un asilo nido in cui si sono verificati fatti simili poco prima che esplodesse il caso CIP e Ciop di Pistoia.I genitori hanno deciso di non sporgere denuncia, anche se secondo me, il pericolo è che quelle maestre continuino ad insegnare da qualche altra parte.
"Non fu una follia di 10 giorni", dopo nuovo video maltrattamenti Firenze,
30 giu. 2010 (Apcom) - I genitori dell'asilo 'Cip e Ciop' di Pistoia annunciano nuove querele per altre persone che collaboravano, presumibilmente, alle attività dell'asilo, divenuto tristemente famoso per le vessazioni esercitate dalle maestre sui piccoli, senza neanche averne i titoli. I genitori sono sentiti chiedere spesso, in questi sette mesi, come mai non avessero denunciato prima quello che avveniva all'interno del cosiddetto "asilo degli orrori", come mai, in sostanza, non se ne fossero accorti prima. Anche per rispedire al mittente queste accuse, i genitori coinvolti nella vicenda del cosiddetto "asilo degli orrori", chiuso ai primi del dicembre 2009, hanno annunciato di aver presentato nuove querele contro altre persone, senza ulteriori precisazioni, né in merito alla loro identità né alla quantità.
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